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Nell’autunno del 2018, il Ministero della Cultura e dello Sport della Repubblica ellenica, su proposta della Regione di Creta, ha proclamato il 2019 “Anno di Erotokritos”, un anno per celebrare, riconoscere e rivalutare quest’opera, che inserita nella tradizione della letteratura cretese rinascimentale (XIV-XVII sec.) ne costituisce il componimento più importante. Erotokritos (o Erotocrito), titolo del poema e nome del suo protagonista, che in greco significa “torturato” o “malato d’amore”, è stato scritto da Vitsentsos Kornaros (o Vincenzo Cornaro) ai primi del Seicento. Esso rappresenta un esemplare emblematico della cosiddetta Rinascenza cretese, quel periodo che segnò uno spartiacque decisivo per la storia letteraria e linguistica greca, tale da spingere il poeta premio Nobel, Ghiorgos Seferis, a dichiarare che “l’odierna poesia greca comincia al tempo della Rinascenza cretese”.

Che questo cambio di rotta, questa nuova fase letteraria, la quale si pone alle origini della letteratura neoellenica, ebbe come luogo di nascita e centro di sviluppo l’isola di Creta, non è un caso. In seguito alla Quarta Crociata e la presa di Costantinopoli nel 1204, Creta fu conquistata nel 1211 dai veneziani. Nel corso dei più di 450 anni del dominio veneziano, terminato nel 1669, quando l’isola cadde in mano ottomana, Candia (il nome dato a Creta e alla sua capitale dai veneziani) divenne gradualmente il centro culturale del mondo greco. In questo lungo periodo, segnato da fasi alterne di guerra e pace, stagnazione e creatività, gli orizzonti culturali dell’isola si allargarono per tramite veneziano verso Ovest. Candia si elevò a punto d’incontro tra l’ormai decadente, ma cospicua, civiltà dell’Impero bizantino e quella florida rinascimentale dell’Occidente. La letteratura cretese, appunto, fu il frutto fortunato di questa commistione, il prodotto della coesistenza di due popoli ricchi di tradizioni culturali.

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Carta di Creta (Candia) del 1680 con scena di battaglia dalla guerra di Candia (1645-1669)/ Fonte:Wikimedia Commons
 
In un primo momento, tuttavia, la loro convivenza non è stata pacifica. Nei primi anni, la vita quotidiana insulare fu contrassegnata da rivolte, ribellioni e sommosse contro l’egemonia veneziana, a volte sostenute materialmente dalla capitale bizantina. In effetti, Creta visse quel primo periodo della Venetocrazia a metà tra la Serenissima e Costantinopoli. Nello stesso tempo in cui entrava contro voglia a far parte della realtà politico-amministrativa dello Stato da mar veneziano, Creta non smise di trovare in Bisanzio il suo referente culturale, intellettuale e anche politico. Questi due fatti, le lotte contro il dominio straniero e l’influenza bizantina, sicuramente non facilitarono l’attenuarsi della reciproca diffidenza e inimicizia fra i due gruppi presenti sull’isola, i coloni veneziani e la popolazione autoctona, e impedirono l’instaurarsi di un rapporto di scambio, trasformazione e crescita interculturale. La letteratura cretese rinascimentale, quindi, risultato della suddetta commistione culturale, dovette ancora aspettare un po’ prima di dare i suoi primi frutti.

A questo proposito, due eventi si rivelarono significativi. Il primo fu la rivolta di San Tito (1363-1364) che, anche se quasi subito repressa, riuscì per la prima volta a ravvicinare gli abitanti dell’isola, coloni e nativi insieme, i quali uniti contro la metropoli proclamarono l’effimera Democrazia autonoma di San Tito. Il secondo, invece, corrisponde alla caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453, che segnò il crollo dell’Impero romano d’Oriente. Dal punto di vista della storia e l’evoluzione della letteratura cretese, la disfatta triste del 1453, punto di svolta per il mondo greco nel suo insieme, che ne accolse la notizia con estremo dolore e sgomento, ebbe tuttavia anche due effetti collaterali positivi. L’afflusso di dotti, scribi e studiosi, che dalla capitale conquistata cercarono rifugio sull’isola, diede nuovo impeto alla vita intellettuale di Creta, mentre il forzato allentamento dei legami con il mondo bizantino avrebbe a lungo termine favorito una ancora più grande convergenza e coesistenza produttiva tra cretesi e veneziani, creando alla fine una comune coscienza culturale veneto-cretese.

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Il leone marciano protegge il Regno di Candia, raffigurazione del 1651: Creta era la  principale colonia dello Stato da Mar/ Fonte:Wikimedia Commons

Convenzionalmente suddivisa in due macroperiodi, la storia della letteratura cretese, quindi, compierà i suoi primi passi agli inizi del XIV secolo. La sua prima fase, quella della preparazione o dei predecessori letterari, si concluderà intorno al 1580, mentre la seconda, l’età d’oro della letteratura cretese, comprende il periodo che va dalla fine del Cinquecento fino all’anno della conquista di Creta da parte dei turchi ottomani nel 1669.

Tutte le opere della prima fase, a noi pervenute, sono in versi. I poeti, indipendentemente dal loro soggetto, impiegarono il decapentasillabo (noto anche come “verso politico”), rimato o no, e scrissero i loro componimenti nella lingua greca di uso comune all’epoca, colorita con pochi elementi della variante cretese. Primo autore di cui conosciamo il nome, Stefanos Sachlikis (1330 – dopo il 1391), che nei suoi versi, d’ispirazione perlopiù autobiografica, scelse di descrivere in modo satirico la dolce esperienza della sua spericolata giovinezza e della vita quotidiana. Altri autori degni di nota, cui testi arrivarono fino a noi, sono Leonardos Dellaportas (1330-1419), il giovane nobile Marinos Falieros (1397-1474), Ioannis Pikatoros e un certo Bergadìs, autore di un viaggio nell’oltretomba,  denominato “Apokopos”, pubblicato a stampa nel 1509. Oltre alle Catabasi, le discese letterarie agli inferi, che sembrano un argomento prediletto degli autori della Creta veneziana, altri temi dominanti nelle opere di questo periodo sono l’idea della morte e della salvezza morale, il dolore per l’esilio in terra straniera e la vita quotidiana. Di natura didattico-religiosa, allegorica o satirica e moraleggiante, questi testi sembrano di proseguire sulle orme e sui motivi della letteratura tardobizantina. Ciò nonostante, in questo primo periodo assistiamo anche a una prima e lenta assimilazione dei nuovi modi poetici apparsi nell’Occidente, piuttosto nell’Italia del tardo Medioevo e del primo Rinascimento, con la letteratura della quale gli autori cretesi mostrano una certa familiarità. Accanto all’inserimento del verso politico rimato e l’introduzione del dialetto cretese nella lingua letteraria, l’impostazione della letteratura neogreca su nuovi binari in sintonia e contatto con la letteratura italiana coeva costituisce, infatti, il maggior contributo degli autori cretesi di questa fase.

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La prima pagina dell’ “Apokopos” di Bergadìs, una discesa letteraria agli inferi, edizione del 1532/ Fonte:Wikimedia Commons
 
Intorno al 1510, e fino al 1570 circa, la produzione letteraria cretese entrò in una pausa prolungata, in una fase di introversione e conservazione che non produsse qualche opera di alto merito letterario.
Questo lungo silenzio si interruppe nell’ultimo scorcio del XVI secolo. Da questo momento e fino al 1669, in questo breve arco di tempo, il lungo percorso letterario dell’isola raggiungerà il suo apice, e nel corso di pochi anni si produrrà una serie di opere della massima importanza, di testi emblematici e significativi per l’evoluzione della letteratura neogreca. Il genio di maestri cretesi quali Kornaros, Chortatsis, Andreas Troìlos e Marcos Antonios Foskolos, rielaborando in modo originale e senza scimmiottare le forme, i generi e le tematiche dei loro colleghi occidentali, ci tramanderà una produzione ammirevole di componimenti, che plasmerà gli ideali linguistici e poetici dei loro condiscepoli.

L’avvento della Rinascenza cretese, questo fiorente periodo di sviluppo e rinnovamento culturale, è stato reso possibile da una pluralità di fattori ambientali e storici presenti sull’isola verso la fine della Venetocrazia. Sulla scia delle società occidentali, l’isola quest’epoca entrò in una fase di trasformazione sociale, marcata dalla crisi e il declino del sistema feudale, l’intensificazione delle attività commerciali e delle esportazioni, dal miglioramento complessivo del tenore di vita e una crescita economica rilevante, che portarono all’emergere di una classe borghese nei centri urbani dell’isola. Alla prosperità dell’isola contribuì, inoltre, il ridimensionamento della politica veneziana nel Levante, accelerato in seguito all’infruttuosa vittoria nella battaglia di Lepanto (1571) e la perdita di Cipro (1573). La costruzione di fortificazioni e lo schieramento di un maggior numero di truppe a Creta, che ne conseguì, ebbe effetti positivi sul mercato locale e sul benessere del nuovo ceto. Colti, spesso laureati in Italia (soprattutto a Padova e Ferrara), i membri della nuova classe, assieme alla vecchia nobiltà, arricchirono la vita culturale cretese con l’allestimento di biblioteche e la fondazione di Accademie su modello italiano (dei Vivi a Rethymnon, degli Stravaganti a Candia, e degli Sterili a Canea). Servendosi dei beni culturali dell’Europa occidentale, soprattutto delle opere del Rinascimento italiano, rese disponibili grazie allo sviluppo e la diffusione della stampa e del mercato librario a partire dal Cinquecento, questi divennero i veri artefici delle innovazioni letterarie della Rinascenza cretese.  

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Yannis Tsarouchis, Erofili con la testa di Panaretos, 1985 /Fonte: nikias.gr
 
Delle decine di opere scritte in questo periodo d’oro, ne abbiamo un’esigua testimonianza. I pochi testi pervenuti, che sono sopravvissuti alla fine improvvisa del dominio veneziano, sono tutti scritti in volgare e con l’impiego del decapentasillabo. Nella loro vasta  maggioranza appartengono, con l’eccezione di Erotocrito e dell’idillio pastorale “Voskopula” (“La pastorella”), al genere del teatro. Si tratta delle tre tragedie, “Erofili” di Chortatsis, “Re Rodolinos” di Ioannis Andreas Troilos, e “Zinon” scritto nel 1682 da un cretese emigrato a Zante dopo la caduta di Candia; il dramma pastorale “Panoria” di Chortatsis; le tre commedie, “Katzurbos” di Chortatsis, “Stathis” di autore anonimo, e “Fortunatos” di Markos Antonios Foskolos; il dramma religioso “Il sacrificio di Abramo” attribuito a Vitsentsos Kornaros; una traduzione anonima del “Pastor fido” di Guarini; diciotto intermezzi e poco altro. Nella loro precisa forma, i generi e le opere di questo periodo, oltre all’Erotocrito, non hanno precedenti nella tradizione letteraria bizantina. Entrando in costante e fecondo dialogo con la produzione letteraria italiana, e traendo spunto da diversi testi dell'Alto Rinascimento, gli autori della Rinascenza cretese attinsero da essi i loro temi, motivi, convenzioni, tecniche e stili poetici, per poi rielaborarli intensamente e adattarli ai propri fini artistici, linguistici e ideologici. Tra gli autori italiani che ebbero una notevole influenza sulla Rinascenza cretese ci sono: Lodovico Ariosto (“Orlando Furioso”), Gian Giorgio Trissino (“Sofonisba”), Antonio Cammelli (“Filostrato e Panfila”), Giambattista Giraldi Cinzio (“Orbecche”), Torquato Tasso (“L'Aminta”, “Gerusalemme liberata”, e “Il Re Torrismondo”), Luigi Groto (“Calisto”, e “Lo Isach”) e Giovanni Battista Guarini (“Il pastor fido”).

In accordo con quanto sopra detto, la rottura con il passato medievale si arguisce anche dal contenuto intellettuale dei componimenti della tarda letteratura cretese, dal modo in cui i poeti guardarono il loro mondo e l’uomo stesso. La scomparsa e l’allontanamento dell’elemento soprannaturale e trascendentale, la nuova e centrale concezione dell’uomo, che si accostava agli ideali dell’umanesimo rinascimentale, sono caratteristiche tipiche di questa nuova era letteraria. Parimenti, questa nuova mentalità e prospettiva ideologica si manifesta anche sul piano linguistico. L’uso consapevole e consistente del dialetto cretese, sia come preferenza stilistica che come prova di una nascente identità, soprattutto nelle opere di Chortatsis e Kornaros, segna infatti un altro discrimine decisivo rispetto al passato.

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A sinistra: La copertina di “Erofili” di G. Chortatsis, Venezia 1637
A destra: La copertina di “Erotokritos” di V. Kornaros, Venezia 1713 

Di questo periodo della Rinascenza cretese, Vitsentsos Kornaros e Ghiorgos Chortatsis sono i massimi interpreti. Capostipite dei maestri del Teatro cretese, autore della squisita commedia “Katzurbos”, del raffinato dramma pastorale “Panoria”, e del capolavoro che è la tragedia “Erofili”, Ghiorgos Chortatsis fu un drammaturgo alla moda della sua epoca. Attivo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento e dotato di una formidabile capacità espressiva, Chortatsis era un colto conoscitore del teatro veneziano del suo tempo. Attraverso la sua prolifica e variegata opera letteraria, Chortatsis ebbe un ruolo di spicco nel rinnovamento dello stile, delle forme, dei motivi e degli obiettivi della produzione teatrale cretese, spianando così la strada per la nascita del teatro greco moderno.

D’altro canto, all’altro esponente di primo piano della Rinascenza cretese, Vitsentsos Kornaros, invece, dobbiamo l’indiscusso e ineguagliabile capolavoro della letteratura cretese, l’Erotocrito. Nato a Sitia nel 1553 e morto tra il 1613 e il 1615, Vitsentsos Kornaros, figlio di Iakovos, compose probabilmente la sua celeberrima opera ai primi del Seicento. Si tratta di un poema cavalleresco, in stretta affinità con la tradizione precedente e il genere del romanzo bizantino, scritto nel dialetto cretese in endecasillabi rimati. In esso, il poeta racconta in più di 10.000 versi la storia d’amore di due giovani amanti, Erotokritos e Aretusa, figlia del re di Atene, Iraklìs. Ambientato in un’Atene fantastica e immaginaria di un tempo indefinito, il racconto segue da vicino le vicissitudini e le tribolazioni dei due giovani. Tra serenate, atti di coraggio, segreti e rivelazioni, lacrime e giuramenti d’amore eterno, giostre, duelli fatali e tornei, la storia si dipana: Erotokritos ama, ricambiato, la bella Aretusa, ma suo padre, il re Iraklìs non vuole acconsentire alle loro nozze; dopo una serie di peripezie e la vittoria in un torneo, Erotokritos riuscirà finalmente a ottenere il permesso del padre; in seguito, Aretusa darà il suo consenso, e i due si uniranno in matrimonio.

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A sinistra: Theofilos Hadjimichail, Erotokritos e Aretusa, 1930 ca. A destra: Nikos Engonopoulos, Erotokritos e Aretusa, 1969 /Fonte: nikias.gr

La trama del poema, come spesso succedeva a quell’epoca, non era originale. Kornaros la prese in prestito dal romanzo cavalleresco del XV secolo, “Paris et Vienne”, di Pierre de la Cypède, e in particolare da una sua rielaborazione italiana, forse l’”Inamoramento de Paris e Viena Historiato” (Venezia 1519). Tuttavia, il poeta rivoltò radicalmente i temi del prototipo, piegandoli alla sua volontà e adattandoli ai suoi fini, in modo da consegnarci un’opera del tutto autonoma e originale dal carattere prettamente veneto-cretese. Come scrive la professoressa Caterina Carpinato: “il poema di Kornaros si erge come esempio di raffinata fattura, di dotta intelligenza compositiva e di sapiente elaborazione di modelli preesistenti”.

Erotokritos fu stampato per la prima volta nel 1713 a Venezia, e più volte ristampato in seguito. Il poema, che tratta argomenti come l’incostanza della sorte, l’amore e la guerra, il dolore dell’esilio e l’inesorabilità dello scorrere del tempo, godette di un’enorme popolarità e finora continua ad affascinare il pubblico di lingua greca. Occupando un posto di rilievo nella storia della letteratura neogreca, il poema epico-cavalleresco di Kornaros è stato una fonte di ispirazione inesauribile per una vasta e variegata produzione artistica; da spettacoli teatrali, canzoni e opere musicali a opere d’arte visive e videoclips sull’internet.

Nel 1669, il mondo da cui scaturì Erotokritos cessò bruscamente di esistere. Lo scioglimento del lungo assedio di Candia (odierno Iraklio), che durò 21 anni, portò l’intera isola sotto il dominio dell’Impero ottomano e la Rinascenza cretese alla sua prematura fine.

 

Fonti di informazione:

Cornaro, V., Erotocrito, Introduzione, traduzione e note di Francesco Maspero, Milano, Bietti, 1975.
Carpinato, C., La letteratura greca dalle prime manifestazioni in volgare al 1713, in Boitani-Fusillo, Letteratura Europea (vol. 1), Utet, Torino, 2014.
Kaklamanis, S., Cretan Literature (Mid 14th-17th century), in Greece: Books and Writers, Ministry of Culture - National Book Centre of Greece (EKEBI), Athens, 2001
(in greco)
Αλεξίου, Σ., Η κρητική λογοτεχνία και η εποχή της: μελέτη φιλολογική και ιστορική, Στιγμή, Αθήνα, 1985.
van Gemert, A., Λογοτεχνικοί πρόδρομοι, στο David Holton (επιμ.), Λογοτεχνία και κοινωνία στην Κρήτη της Αναγέννησης, ΠΕΚ, Ηράκλειο Κρήτης, 2010.
 
Immagine di copertina: Carta del Regno di Candia/ Fonte: Wikimedia Commons
 
s.d.