Atene nell’anno 1842. La roccia dell'Acropoli domina la città e ispira Joseph-Philibert Girault di Prangey (1804-1892), l'uomo che rimarrà nella storia per aver scattato la più antica fotografia dell'Acropoli. La foto è stata scattata una mattina dalla collina delle Ninfe. 

acropole premiere photo 1842. Joseph Filibert Girault de Prangey

Atene e l’Acropoli all’epoca della fotografia

All’epoca, Atene era una piccola città e la capitale del nuovo Stato greco dal 1834. La città era quasi completamente rovinata dalla guerra di indipendenza. Atene aveva subito gravi danni, specialmente durante l'assedio di Reshid Mehmed Pascià (Kütahı), che durò undici mesi tra giugno 1826 e maggio 1827.

L'Acropoli fu ufficialmente restituita allo stato greco nel 1833.

Acropoli and Anafiotika 1842

La prima fotografia di Acropoli

La storia della prima fotografia di Acropoli prende l’avvio all’inzio del 1842, quando l’allora trentottenne’artista e studioso Joseph-Philibert Girault de Prangey, dotato di un dagherrotipo intraprende il suo “Grand Tour” che lo porterà in Palestina, Egitto, Siria, Italia, Turchia e Grecia.

Prima di realizzare questo viaggio in Oriente, Girault de Prangey aveva già dedicato due libri ai monumenti arabi e moreschi di Spagna e Sicilia. Horace Vernet, Frédéric Goupil-Fesquet e Joly de Lotbinière lo avevano preceduto, ma dei loro dagherrotipi non è stato conservato nessuno fino ai nostri giorni.

I dagherrotipi di Girault de Prangey sono le più antiche foto conosciute di Grecia, Palestina, Egitto, Siria e Turchia. Sorprendentemente, il suo lavoro fu scoperto solo negli anni '20 in un magazzino di sua proprietà.

marche roman 1842

Joseph-Philibert Girault de Prangey: un pioniere del dagherrotipo finora misconosciuto

Joseph-Philibert de Prangey (1804-1892), erede di una grande fortuna,/dedicò la sua vita ai viaggi, la botanica, il disegno, l’architettura e la fotografia. Gli 800 dagherrotipi che ha riportato dal suo viaggio in Oriente (1842-1845) costituiscono dei documenti visivi eccezionali, soprattutto perché ci permettono di riscoprire numerosi siti storici ormai trasformati o distrutti.

 

Testo originale in francese via GrèceHebdo
Traduzione : mo
Cura editoriale: s.d.

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