Migliorare la posizione delle donne nel settore della ricerca e l’innovazione fu una priorità delle politiche UE durante gli anni novanta. In quei anni l’Unione Europea ha sviluppato politiche di incorragiamento delle donne per coinvolgerle nella scienza e la tecnologia, per promuovere la partecipazione equa tra uomini e donne nelle commissioni di valutazione, nei programmi di ricerca e per assicurare l’accesso equo alle risorse europee di finanziamento. Recentemente, la Commissione Europea ha finanziato il programma “Gendered Innovations”, che fa focus alle innovazioni per quanto riguarga lo studio e le priorità di ricerca, nei settori dove domina il pregiudizio nell’ identità di genere.

Secondo una relazione pubblicata dall’ Unesco sulle donne nel campo della scienza in Grecia, mentre il numero d’iscrizione di quest’ultime all’Università ha aumentato, si verifica una carenza per quanto riguarda la loro presenza nel campo della ricerca. Le donne ricercatrici lavorano spesso nel settore accademico e di governo, mentre nel settore di ricerca privata, un settore che offre migliori stipendi e opportunità, dominano gli uomini. In Grecia esse sono piuttosto presenti nelle scienze sociali mentre non sono cosi rappresentate nel campo dell’ ingenieria e della tecnologia.

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L’ instaurazione di genere nella ricerca e l’innovazione in Grecia è stato il soggetto di un livro intitolato “Gender, Research and Innovation in Greece” (Genere, Ricerca e Innovazione in Grecia) che fu scritto nel contesto del progetto di ricerca ELISTOKAINO: si tratta di una ricerca nei fattori che determinano la formazione di relazioni secondo il Genere nel settore della ricerca scientifica in Grecia e nelle innovazioni secondo il Genere, che si producono attraverso l’integrazione di un approccio della scienza secondo la diferenza di genere. Secondo il libro, la produzione della conoscenza scientifica in Grecia è determinata a riprodure binari e gerarchie di genere e rafforza le disparità tra uomini e donne negli istituzioni di ricerca –includendo la rappresentazione delle donne nel campo della ricerca e all’ insegnamento, la presenza di una segregazione verticale e orizzontale e la mancanza di misure e piani di azione per la promozione della parità sessuale negli istituti universitari e di ricerca. Nonostante l’esistenza del articolo 57 della legge 3653/2008 che fa una previsione per la percentuale della participazione di scienzati alla selezione del personale negli istituzioni nazionali e le commissioni di ricerca e della tecnologia, non è stato registrato alcun progresso alla sua implementazione e non si sono verificate proteste o reclami.

Prima di 1990, le ricercatrici dovevano affrontare la discriminazione sessuale finche non erano accettate dalle communità scientifiche, dove dominavano gli uomini, mentre dovevano riconciliare lavoro e vita privata famigliare. L’aumentazione della presenza delle donne ha cambiato le condizioni di lavoro e le relazioni in esso. Recentemente, il fenomeno del precariato ha impostato un lavoro temporaneo, che porta alla perdita dei propri diritti sopratutto per quanto riguarda le donne giovani.

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La riconciliazione della vita personale, famigliare e professionale di ricercatrici che lavorano in Grecia pone un problema relativo ai difetti e i limiti delle infrastrutture publiche e alle responsabilità che le donne hanno per quanto riguarda la famiglia. Per molte giovane donne, la scelta di avere una famiglia le emargina dal settore professionale per quanto riguarda le posizioni competitive (tassi di alta productività, lunghe ore di lavoro).
Si verifica una grande disparità tra la Grecia e altri paesi europei per quanto riguarda l’innovazione secondo il genere. La maggioranza delle ricercatrici neanche conoscono questo termine. Lo sviluppo di strutture adatte per l’integrazione della parità fra donne e uomini è un obietttivo fondamentale per tutte le istituzioni di ricerca, per lavorare e colaborare in condizioni migliori e più eque.

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